sogno

strade che vanno in perpendicolare con la villa comunale bancarelle come alla fiera ma era il mercato settimanale in una zona inprobabile.  guardo una bancarella di oggettistica strana con una specie di stanzzetta fatta di tende dove ci si siede e cè  un piccolo bancchetto dove si espone la merce.guardo.dopo il bancchetto era fuori e non ero più solo c’era Frattoianni dietro di me.arriva un uomo e con un braccio disordina,prende,getta per terra la mercanzia.Io cerco di fare qualcosa contrastando questo uomo Nicola cerca di fermarmi e farmi capire che l’uomo lo fa per noi.capisco non so cosa….che tutto questo si fa e che io devo fare colpo sulla ragazza della bancarella.
BAH!!!
P.S. notte insonne e stani sogni
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gianmaria testa

Sono partiti in due da un qualche porto del Nord Africa, clandestini nascosti
nella stiva di un cargo.
A due terzi del viaggio li hanno scoperti e buttati a mare.
Li ha raccolti un peschereccio nell’alto Adriatico.
Nessun tipo di soccorso a bordo.
Li hanno scaricati come zavorra dentro un gommone atraccato a duecento
metri dalla spiaggia di Puglia.
Quando li hanno portati a riva, per uno di loro non c’è stato più niente da fare.
L’altro, dopo, ha raccontato.
Erano i primi anni ’90.
Non ho scritto per loro. Non ne sarei capace.
Ho scritto per me e per quelli che, come me, stanno da questa parte del mare.

ATIPICI, FLESSIBILI, PRATICAMENTE PRECARI

 

Il passaggio alla vita adulta viene spesso identificato con l`ingresso nel mondo del lavoro. Forse per questo il profilo psicologico e sociale delle ultime generazione è così effimero ed instabile: perché effimero ed instabile è il rapporto con il lavoro. Alle ripercussioni che questo scenario comporta, ai cambiamenti degli stili di vita, ai nuovi modelli di risparmio e consumo è dedicato il dibattito di Fahrenheit. Al centro della discussione una ricerca del sociologo dei processi culturali Luca Salmieri, sulle "Coppie flessibili", ma anche le testimonianze dirette di quei "lavoratori fluttuanti", ormai così numerosi e rappresentativi da essere definiti "generazione mille euro".

Atipici.net

generazione1000euro

sms

 
Da:+79045405009
Hai un nuovo messaggio.
Chiama da telefono fisso 89-94-12-020 e segui le istruzioni vocali. Info E costi www.smsmessaggi.net
13:57 23/10/06
 
ma perchè la gente fa ste cose si sarà preso il fastidio di iscrivere il mio numero di telefono e dati BAH! e per saperne di più e come cancellare, se fosse possibile, ho verificato. Ho scoperto che è un numero con prefisso internazionale Russo e il costo della telefonata è di oltre 12,50 una tantum + iva. Si ho fatto un esame di Russo so qualche parola ma no da sostenere una conversazione 🙂
la prossima se qualcuno vuole fare ancora questi scherzi molto simpatici lo facesse a cose italiane almeno……

DONNE: VIOLENZA QUOTIDIANA

 

Ogni giorno, in Italia, sette donne subiscono in media una violenza sessuale. È un dato che risale al 2002 e che, ovviamente, non tiene conto degli stupri non denunciati. Da allora, negli ultimi anni, si percepisce un ulteriore incremento del fenomeno. Tanto più che, da gesto quotidiano, lo stupro si sta diffondendo come arma di guerra, come vile strumento di sopraffazione verso un individuo due volte nemico: in quanto donna, e come appartenente a un gruppo etnico, sociale "diverso". Secondo un rapporto dell`ONU, addirittura una donna su tre, in situazioni di conflitto, sarebbe stata vittima di una violenza di questo tipo. In concomitanza all`uscita di un numero speciale del settimanale "Diario", interamente dedicato a questo tema, Fahrenheit si sofferma sugli aspetti morali, psicologici e legislativi che riguardano la violenza sul genere femminile, parlandone con la giornalista Assunta Sarlo e con Claudio Vedovati, promotore di un movimento maschile sulla tutela delle donne.

Chi è il maestro del lupo cattivo? Mostra fotografica di Ico Gasparri

FahreGallery

 

 

Violenza sulle donne, un problema maschile

APPELLO
 

Assistiamo a un ritorno quotidiano della violenza esercitata da uomini sulle donne. Con dati allarmanti anche nei paesi «evoluti» dell’Occidente democratico. Violenze che vanno dalle forme più barbare dell’omicidio e dello stupro, delle percosse, alla costrizione e alla negazione della libertà negli ambiti familiari, sino alle manifestazioni di disprezzo del corpo femminile. Una recente ricerca del Consiglio d’Europa afferma che l’aggressività maschile è la prima causa di morte violenta e di invalidità permanente per le donne in tutto il mondo. E tale violenza si consuma soprattutto tra le pareti domestiche.

Siamo di fronte a una recrudescenza quantitativa di queste violenze? Oppure a un aumento delle denunce da parte delle donne? Resta il fatto che esiste ormai un’opinione pubblica e un senso comune, che non tollera più queste manifestazioni estreme della sessualità e della prevaricazione maschile. Chi lavora nella scuola e nei servizi sociali sul territorio denuncia poi una situazione spesso molto critica nei comportamenti degli adolescenti maschi, più inclini delle loro coetanee femmine a comportamenti violenti, individuali e di gruppo. Forse il tramonto delle vecchie relazioni tra i sessi basate su una indiscussa supremazia maschile provoca una crisi e uno spaesamento negli uomini che richiedono una nuova capacità di riflessione, di autocoscienza, una ricerca sulle dinamiche della propria sessualità e sulla natura delle relazioni con le donne e con gli altri uomini.

La rivoluzione femminile che abbiamo conosciuto dalla seconda metà del secolo scorso ha cambiato radicalmente il mondo. Sono mutate prima di tutto le nostre vite, le relazioni familiari, l’amicizia e l’amore tra uomini e donne, il rapporto con figlie e figli. Sono cambiate consuetudini e modi di sentire. Anche le norme scritte della nostra convivenza registrano, sia pure a fatica, questo cambiamento. L’affermarsi della libertà femminile non è una realtà delle sole società occidentali. Il moto di emancipazione e liberazione delle donne si è esteso, con molte forme, modalità e sensibilità diverse, in tutto il mondo..

La condizione della donna torna in modo frequente nelle polemiche sullo «scontro di civiltà» che sarebbe in atto nel mondo. Noi pensiamo che la logica della guerra e dello «scontro di civiltà» può essere vinta solo con un «cambio di civiltà» fondato in tutto il mondo su una nuova qualità del rapporto tra gli uomini e le donne.
Oggi attraversiamo una fase contraddittoria, in cui sembra manifestarsi una larga e violenta «reazione» contraria al mutamento prodotto dalla rivoluzione femminile. La violenza contro le donne può essere interpretata in termini di continuità, come il permanere di un’attitudine maschile che forse per la prima volta viene sottoposta a una critica sociale così alta, ma anche in termini di novità, come una «risposta» nel quotidiano alle mutate relazioni tra i sessi.
Un altro sintomo inquietante è il proliferare di mentalità e comportamenti ispirati da fondamentalismi di varia natura religiosa, etnica e politica, che si accompagnano sistematicamente a una visione autoritaria e maschilista del ruolo della donna. Queste stesse tendenze sono però attualmente sottoposte a una critica sempre più vasta, soprattutto – ma non esclusivamente – da parte femminile.
La recente cronaca italiana ci ha offerto alcuni casi drammatici, eclatanti che rivelano anche modi diversi di accanirsi sul corpo e sulla mente femminile. Una ragazza incinta viene seppellita viva dall’amante, che non vuole affrontare il probabile scandalo. Un fratello insegue e uccide la sorella, rea di non aver obbedito al diktat matrimoniale della famiglia. Un immigrato pakistano uccide la figlia, aiutato da altri parenti maschi, perché non segue i costumi sessuali etnici e religiosi della comunità.

In alcune città si susseguono episodi di stupro da parte di giovani immigrati ma anche di maschi italiani. Sono italiani gli stupratori di una ragazza lesbica a Torre del Lago. Italiano l’assassino che a Parma ha ucciso con otto coltellate la ex fidanzata, che perseguitava da qualche anno. Ultimo caso di una lunga scia di delitti commessi in questi ultimi anni in Italia da uomini contro le ex mogli o fidanzate, o contro compagne in procinto di lasciarli.

Il clamore e lo scandalo sono alti. In un contesto di insicurezza (in parte reale, in parte enfatizzata dai media e da settori della politica, di continua emergenza e paura per le azioni del terrorismo di matrice islamica e per le contraddizioni prodotte dalla nuova dimensione dei flussi di immigrazione, nel dibattito pubblico la matrice della violenza patriarcale e sessuale è stata spesso riferita a culture e religioni diverse dalla nostra. Molte voci però hanno insistito giustamente sul fatto che anche la nostra società occidentale non è stata e non è a tutt’oggi immune da questo tipo di violenza. E’ anzi possibile che il rilievo mediatico attribuito alla violenza sessuale che viene dallo «straniero» risponda a un meccanismo inconscio di rimozione e di falsa coscienza rispetto all’esistenza di questo stesso tipo di violenza, anche se in diversi contesti culturali, nei comportamenti di noi maschi occidentali.

Si è parlato dell’esigenza di un maggiore ruolo delle istituzioni pubbliche, sino alla costituzione come parti civili degli enti locali e dello stato nei processi per violenze contro le donne. Si è persino messo sotto accusa un ipotetico «silenzio del femminismo» di fronte alla moltiplicazione dei casi di violenza.

Noi pensiamo che sia giunto il momento, prima di tutto, di una chiara presa di parola pubblica e di assunzione di responsabilità da parte maschile. In questi anni non sono mancati singoli uomini e gruppi maschili che hanno cercato di riflettere sulla crisi dell’ordine patriarcale. Ma oggi è necessario un salto di qualità, una presa di coscienza collettiva. La violenza è l’emergenza più drammatica. Una forte presenza pubblica maschile contro la violenza degli uomini potrebbe assumere valore simbolico rilevante. Anche convocando nelle città manifestazioni, incontri, assemblee, per provocare un confronto reale.

Siamo poi convinti che un filo unico leghi fenomeni anche molto distanti tra loro ma riconducibili alla sempre più insopportabile resistenza con cui la parte maschile della società reagisce alla volontà che le donne hanno di decidere della propria vita, di significare e di agire la loro nuova libertà. Il corpo femminile è negato con la violenza. Ma viene anche disprezzato e considerato un mero oggetto di scambio (come ha dimostrato il recente scandalo sulle prestazioni sessuali chieste da uomini di potere in cambio di apparizioni in programmi tv ecc.).Viene rimosso da ambiti decisivi per il potere: nella politica, nell’accademia, nell’informazione, nell’impresa. Lo sguardo maschile – pensiamo anche alle organizzazioni sindacali – non vede ancora adeguatamente la grande trasformazione delle nostre società prodotta negli ultimi decenni dal massiccio ingresso delle donne nel mercato del lavoro.

Chiediamo che si apra finalmente una riflessione pubblica tra gli uomini, nelle famiglie, nelle scuole e nelle università, nei luoghi della politica e dell’informazione, nel mondo del lavoro. Una riflessione comune capace di determinare una sempre più riconoscibile svolta nei comportamenti concreti di ciascuno di noi.

Sandro Bellassai, Stefano Ciccone, Marco Deriu, Massimo Michele Greco, Alberto Leiss, Jones Mannino, Claudio Vedovati.

Chi firma questo appello e perché –

L’appello che leggete qui accanto reca le firme di uomini provenienti dai più disparati percorsi politici, culturali, religiosi, sessuali, che hanno deciso di reagire in qualche modo ai terribili fatti di violenza alle donne che le cronache hanno riportato alla nostra attenzione negli ultimi mesi. Alcuni vengono da esperienze politiche tradizionali, altri vengono da movimenti studenteschi, pacifisti e ambientalisti, altri ancora hanno cominciato a riflettere su questi temi a partire da relazioni affettive o di amicizia o da scambi con il movimento delle donne. Si tratta di percorsi semplicemente individuali. Ma anche di esperienze, spesso informali, di gruppi di autocoscienza e di discussione su diverse questioni (stupro, guerra, prostituzione, pedofilia). Esistono attualmente in Italia gruppi di uomini di questo genere in diverse città: “Uomini in cammino” di Pinerolo, “Maschile plurale” di Roma, “Maschile plurale” di Bologna, il “Gruppo uomini” di Verona, il “Gruppo uomini” di Viareggio, il “Gruppo uomini” di Torino, il “Gruppo uomini di agape”, “Il cerchio degli uomini” di Torino, l’“Associazione uomini casalinghi” di Pietrasanta, a cui si aggiungono gruppi misti di uomini e donne “Identità e differenza” di Spinea, “La merlettaia” di Foggia, il “Circolo della differenza” di Parma, il “Gruppo sui generis” di Anghiari, il “Gruppo sul patriarcato” di Roma promosso dal “Forum Donne Prc”. (…) Gli uomini che hanno attraversato queste esperienze non rivendicano estraneità rispetto alla storia a cui appartengono e non cercano rivincite riesumando vecchi trofei e valori patriarcali. Assumono la libertà conquistata dalle donne grazie al loro pensiero e alla loro pratica, come occasione per interrogarsi e scoprire cose nuove su di sé. Ci auguriamo che questo appello non sia semplicemente un atto formale: ne proporremo la lettura e la discussione agli uomini che operano nella politica e nelle istituzioni, nelle università e nelle scuole, nei media, nei sindacati, nell’associazionismo, nei servizi, nelle comunità di immigrati, nelle realtà religiose. A tutti gli interessati diamo appuntamento per un incontro pubblico il 14 ottobre a Roma, per scambiare opinioni e elaborare ogni possibile ulteriore iniziativa. Intanto ci auguriamo che le adesioni continuino ad arrivare. Chi volesse aggiungersi ai firmatari può scrivere all’indirizzo: appellouomini@libero.it.

Per contatti 338/5243829, 347/7999900

stranezze

per lavoro faccio la 16 Bis al ritorno oggi verso le 13,20 ho trovato per la seconda volta un uomo che suonava la tromba sulla strada complanare sulla mia destra davanti a un cumulo di mecerie. A me piace pensare che suona per un suo fedele "Amico" a quattro zampe