ore 6,20

Salvatore non c’è più non lo troverò più ad accogliermi per la colazione del Venerdì Santo a casa sua nel nonstro giro. Il suo aspetto da uomo burbero e severo con la sua pipa ma…era essattamente il contrario conoscendolo. Ciao
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Liberazione

Charles Bukowski
Quando dio creò te
 
Quando Dio creò l’amore
non ci ha aiutato molto
quando Dio creò i cani
non ha aiutato molto i cani
quando Dio creò le piante
fu una cosa nella norma
quando Dio creò l’odio
ci ha dato una normale cosa utile
quando Dio creò Me creò Me
quando Dio creò la scimmia
stava dormendo
quando creò la giraffa
era ubriaco
quando creò i narcotici
era su di giri
e quando creò il suicidio
era a terra.
Quando creò te
distesa a letto
sapeva cosa stava facendo
era ubriaco e su di giri
e creò le montagne e il mare e il
fuoco
allo stesso tempo.
Ha fatto qualche errore
ma quando creò te
distesa a letto
fece tutto il Suo Sacro Universo.

dei miei sospiri estremi

Negli ultimi dieci anni di vita, mia madre perse a poco a poco la memoria. °Quando andavo a trovarla, a Saragozza, dove abitava con  i miei fratelli, ci capitava di darleuna rivista che sfogliava minuziosamente dalla prima all’ultima pagine.Dopo di che gliela riprendevamo per dagliene nun’altra, ch in realtà era la stessa. Ricominciava a sfogliarla con la medesima cura.
Arrivò a non riconoscere più i figli, a non sapere più chi eravamo, chi era. Entravamo, la baciavo, passavo un pò di tempo con lei -la salute fisica restava intatta, era anzi piuttosto agile per la sua età- poi uscivo, rientravo subito dopo, e mi accoglieva con lo stesso sorriso, mi pregava di accomodarmi, come se mi vedesse per la prima volta. Del resto, non ricordava neanche il mio nome.
In collegio, a Saragozza, ero in grado di recitare a memoria l’elenco dei re visigoti spagnoli superfici e popolazioni di tutti gli stati europei, e molte altre futilità. Questo genere di memoria meccanica è generalmente disprezzeto nei collegi. In Spagna questo ripo di allievo si chiama memorion. Ed io, memorion com’ero, ero bersagliato da sarcasmi per quelle esibizioni mediocri.
A mamo a mano, col passar degli anni, questa memoria un tempo così disdegnata ci diventa preziosa nella vita. I ricordi si accumulano a nostra insaputa e un giorno all’improvviso, cerchiamo inutilmente il nome di un amico, di un parente. Lo abbiamo dimenticato. Può capitarci di diventare furiosi, alla vana ricerca di una parola che conoscevamo, che abbiamo sulla punta della lingua e che si ostina a non titornare.
Con questa dimenticanza, e le altre che non tarderanno a farsi avanti, incominciamo a capire e ammettere l’importqanza della memoria. L’amnesia -di cui, per quanto mi riguarda, ho incominciato a soffrire verso i settant’anni- inizia con i nomi propri e i ricordi più vicini: dove ho messo l’accendino, cinque minuti fa? Cosa volevo dire avventurandomi in questa frase? E’ l’amnesia anterograda, cui segue quella anero-retrograda da che si riferisce agli avvenimenti degli ultimi mesi, degli ultimi anni: come si chiamava il mio albergo, quando sono andqato a Madrid, nel maggio del 1980? e il titolo di quel libro che mi ha tanto interessato, sei mesi fa? E finalmente arriva l’amnesia retrograda, che può cancellare una vita inera, come è accaduto a mia madre.
Quando a me, non ho ancora subìto i colpi di questa terza forma di amnesia. Del mio passato remoto, dell’infanzia della giovinezza, serbo ancora ricordi molteplici e precisi, così come una gran quantità di volti e bomi. Se mi capita di dimenticarne uno, non mi preoccupo troppo. So che tornerà improvvisamente, per uno dei molti capricci dell’incoscio, che lavora instancabile nell’obra.
In compenso mi capita di avvertire una grande preoccupazione, angoscia direi, quando non riesco a ricordare un avvenimento recente, che ho vissuto, oppure il nome di una persona incontrata negli ultimi mesi, e persino di una osa. D’un tratto la mia personalità si sgretola, si sfascia. Non mi riesce di pensare ad altro, eppure i miei sforzi, le mie ire sono inutili. Che sia l’inizio di una scomparsa totale? Sensazione tremenda, dover usare una metafora per dire <<tapolo>>. E oltre ogni limite, l’angoscia peggiore: essere vivo, ma non riconoscerti più, non sapere chi sei.
Bisogna incominciare a perdere la memoria, anche solo a pezzie bocconi, per rendersi conto che è proprio questa memoria a fare la nostra vita. Una vita senza memoria non sarebbe una vita, così come un’intelligenza senza possibilità di esprimersi non sarebbe un’intelligenza. La nostra memoria è la nostra coerenza, la ragione, l’azione, il sentimento. Senza di lei, siamo niente.
Ho immaginato spesso d’inserire in un film una scena con un uomo che cerchi di raccontare una storia a un amico. Ma dimentica una parola su quattro, parole generalmente molto semplici, come <<automobile>>, <<via>>,<<poliziotto>>. Farfuglia, esita, gesticola, cerca degli equivalenti patetici, fino a quando l’amico irritatissimo lo schiaffeggia e se ne va. Mi capita anche, per difedermi ridendo dalle crisi di panico, di raccontare l’aneddoto del tizio che va da uno psichiatra e la menta disturbi della memoria, lacune. Lo psichiatra gli fa un paio di domande formali, poi gli dice:
<<e allora? queste lacune?>>.
<<Quali lacune?>> risponde l’altro.
Indispensabile e onnipotente, la memoria è anche fragile e minacciata. Minacciata non solo dalla dimenticanza, sua vecchia nemica, ma anche dai ricordi fasulli che la sommergono, e l’invadono ogni giorno di più. Un esempio: ho raccontato per anni agli amici (e in questoo libro lo cito) il matrimonio di Paul Nizan, brillante intellettuale marxista degli anni Trenta. Rivedevo chiaramente la chiesa Sant-Germain-des-Près, il pubblico di cui facevo parte, l’altare, il prete, Jean-Paul-Sartre testimone dello sposo. Un giorno, l’anno scorso, mi dissi improvvisamente:ma è impossibile! Paul Nizan, marxista convinto, e sua moglie, che apparteneva a una famiglia di agnostici, non si sarebbero mai sposati in chiesa! Una cosa assolutamente impensabile. Avvevo quindi trasformato un ricordo? Ho rivestito di un ambeinte familiare, chiesastico una scena soltanto orecchiata? Non lo so, non sono mai riuscito a capire.
La memoria è perennemente invasa dell’immaginazione e dalla fantasticheria, e poichè esiste una tentazione di credere nella realtà dell’immaginario, finiamo col fare delle nostre menzogne una verità. Il che del resto ha un’importanza molto relativa, dato che sono anch’esse cose vissute, e personali.
In questo libro semibiografico, nel quale capitarà di perdermi come un romanzo picaresco, di abbandonarmi al fascino irresistibile del racconto inaspettato, forse, malgradola mia vigilanza, continuerà a sussistere qualche ricordo fasullo. Ma la cosa ha veramente poca importanza, ripeto. Sono fatto dei miei errori e dei miei dubbi, come delle mie certezze. Non essendo uno storico, non mi sono aiutato con appunti nè libri, e il ritratto proposto è comunque il mio, con tutte le mie verità e le mie bugie, in una parola: la mia memoria.
Luis Bunuel
dei miei sospiri estremi
Edizioni SE

pochi minuti

intento a guardare una vetrina per conto di MP era una radiolettore vado, ritorno indietro per vedere meglio mi abbasso e sento qualcuno che mi salta dietro mi giro. Un abbraccio forte, ci guardiamo è Angela non la vedevo da venti anni; la prima cosa che mi chiede "sei diventato dirigente?"  perchè lei è una delle poche persone che sa cosa volevo fare veramenente nella vita, poche parole, solo sguardi,  intese come sempre, non ci scambiamo i numeri perchè è inutile ci basta questo momento un attimo un lampo della nostra vita. Il saluto di sempre un bacio sulle labbra. Cammino e dall’emozione forte piango
 
P.S. mentre mi ritito incontro un mio amico con due uomini e mi dice di andare con loro. Mi portano nel Duomo cè da smontare la batteria che è sotto alla statua di Santa Lucia lo facciamo alzandola a spalla poi il priore ci dice di andare con la statua alla cappella bisognava collocarla al suo posto. Nel tragitto le "bizzoche" si sengnano al passaggio della statua un rito una piccola processione la deposizione nella nicchia una operazione molto intima ed mi è capitato di parteciparvi. Mentre andiamo verso casa Tommaso mi dice speriamo che Santa Lucia ci fa la grazia io gli dico (pensando che sia solo una operazione di trasporto di una statua) che grazzia ci deve fare, ma…nello stesso momento penso no a me l’ha già fatta ho incontrato Angela.