DUE ORE E TRENOTTO MINUTI

ero disabituato perchè sia alla posta che alla banca le salto:
 
nel fra tempo:
 
Introduzione e effetti Euro
Costo abitazioni
Lavoro e opportunità di vita
Rimembranze dei propri cari
e chi più ne ha più ne metta
 
con interventi di Operaio Melfi, Segretaria di Commercialista, Pensionata vedova, Pensionato Marittimo, Lavoratore Editoria, Casalinga impegnata.
 
tutto per colpa o pregio dell’ICI e Tassa RSU all’essattoria teritoriale di Molfetta 

ore 12.32

di Venerdì 27  è morto il compagno Giovanni Pesce Comandante Partigiano e Medaglia d’Oro alla resistenza.

 

 

Combattente orgoglioso, determinato, coraggioso, è morto il comandante ‘Visone’, nome di battaglia di Giovanni Pesce, partigiano, garibaldino, medaglia d’Oro al Valor Militare. A 89 anni gli è stata fatale una caduta in casa. Aveva nella vita superato ben altri momenti e nel suo corpo c’erano ancora le schegge della ferita più grave, quella riportata sul fronte di Saragozza mentre combatteva nella guerra civile spagnola contro Franco. "Il dolore per la morte di questo grande vecchio della Repubblica italiana si accompagna all’orgoglio di essergli stato amico – ha detto il presidente della Camera Fausto Bertinotti ricordandolo come leggendario comandante dei Gap e comunista – La Repubblica gli deve molto". Bertinotti sarà presente, come tanti altri, ai funerali di Pesce, fissati per lunedì pomeriggio dopo la camera ardente allestita a Palazzo Marino, sede del Comune. "Milano – ha detto il sindaco Letizia Moratti – gli deve molto e lo avrà sempre nel cuore come un grande e valoroso maestro di libertà. Per questo desideriamo offrire Palazzo Marino per l’ultimo saluto che gli vorranno dare i milanesi e tutti gli italiani".

Nato a Visone d’Acqui (Alessandria) nel 1918, Giovanni Pesce era ancora un bambino quando la sua famiglia dovette emigrare in Francia. A 13 anni era già al lavoro in una miniera della Grand-Combe, la zona mineraria delle Cevennes in cui vivevano i suoi. Aderì nel ’35 al Partito comunista e divenne anche segretario della Sezione giovanile. Fu uno dei discorsi a Parigi di Dolores Ibarruri, la ‘Pasionarià, a convincerlo della necessità di arruolarsi nelle Brigate Internazionali, che nella Guerra civile spagnola sostenevano il regime democratico contro i fascisti di Franco. Nel ’36 fu tra i piu’ giovani combattenti italiani inquadrati nella Brigata Garibaldi e venne ferito tre volte, sul fronte di Saragozza, nella battaglia di Brunete e al passaggio dell’Ebro. Rientrato in Italia nel 1940, Pesce venne arrestato ed inviato al confino a Ventotene. Liberato nell’agosto del ’43, un mese dopo era gia’ tra gli organizzatori dei Gap (Gruppi di azione patriottica) a Torino. Dal maggio del 1944 assunse a Milano, sino alla Liberazione, il comando del 3/0 Gap ‘Rubini’. Proclamato ‘eroe nazionale’ dal comando delle brigate ‘Garibaldi’, nel dopoguerra venne decorato di medaglia d’oro al valor partigiano.

Nella motivazione si sottolineava il carattere indomito di Visone ricordando del giorno in cui durante la Resistenza, ferito ad una gamba in un’audace e rischiosa impresa contro la radio trasmittente di Torino fortemente guardata da reparti tedeschi e fascisti, riusciva miracolosamente a sfuggire alla cattura portando in salvo un compagno gravemente feritò uccidendo in pieno giorno e da solo quattro ufficiali tedeschi e fronteggiando un gruppo di nazifascisti. Membro del Consiglio nazionale dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia) dalla sua costituzione, Pesce ha rappresentato il Pci nel consiglio comunale di Milano dal 1951 al 1964. Ha scritto, tra l’altro, ‘Un garibaldino in Spagna” del 1955 e ‘Senza tregua’, un classico della memorialistica partigiana.

 

fonte ANSA

 

l’unico che scrive poesie che io aprezzi

Pier Mario Giovannone
Storia di un corpo
Manni Editore 
 
L’intelligenza, e l’adeguatezza ai tempi, di queste pagine risiede in una poetica del lapsus, in una controelegia della cantilena che rilegge con autorevolezza certo Novecento maturo, e infine nella capacità di far sì che la selezione timbrica e semantica contenga (in tutti i sensi) la dissipazione situazionale.
   Giorgio Luzzi

Queer n° 117 29 luglio 2007

Margherita Giacobino
l’educazione sentimentale di C.B.
La Tartaruga edizioni 
 
 
Come Charlie Brown (a lui si riferiscono le iniziali nel titolo) innamorato senza speranza della ragazzina con i capelli rossi, anche la protagonista di questo romanzo soffre di inadeguatezza sentimentale, visto che le sue preferenze la spingono irresistibilmente a innamorarsi di bambine come lei. Nell’adolescenza, stretta tra le pareti di una scuola, non riesce a nascondere dietro il triste grembiule nero i tentativi di timidi approcci verso le compagne. Tutto sembra esplodere con il grande amore per un’insegnante universitaria, donna ideale, mito e femme fatale. Pur tenuto sul filo dell’ambiguità, il rapporto non può durare. Dopo l’inevitabile disastro affettivo la vita riprende riproponendo incontri, esperimenti e vagabondaggi, tra una Roma sonnolenta e colorita, e una remota spiaggia sarda. Nel gran finale, amore morte e coming out si mescolano in un quadro ironico, lucido e malinconico di un definitivo addio all’adolescenza.
 

oSPITI

ho trovato il coraggio e l’ho fatto era da tempo che volevo (ma…con chi veniva da fuori per la fiera)
ritorno dal mare cè un ragazzo all’algolo della strada che mi chiede soldi è un Vagabonde (come lui si definisce dopo e noi li chiamiamo PunkBestia effetivamente avevano il cane) chiedo quanti sono visto i bagagli e mi risponte due. Nel frattempo arriva l’altro e gli dico se vogliono mangiare da me due spaghetti. Dicono di si gli do appuntamento per le due nello stesso punto e vado. Oggi sono da miei  a mangiare ma…vado e gli dico che ho ospiti e prendo qualcosina per me. Ritorno dove gli ho lasciati non cerano penso va be forse non mi hanno creduto e sono andati via. Erano a lavorare davanti al supermarket che si esibivano. Gli ho chiesto se volevano venire ora, e loro un pò meravigliati mi hanno chiesto perchè prima gli ho detto dopo due ore e ora mi presentavo. Gli ho spiegato che ero invitato dai miei ma…poi ho declinato l’invito. Andiamo e prepariamo per il pranzo loro mi regalano un libro e io gli regalo libri e altre cose parliamo di cosa fanno e mi dicono che hanno deciso in tempi diversi di vagabondare per l’europa è una scelta di vita. Parliamo mangiamo discutiamo un pò di tutto e stiamo bene. Alla fine uno di loro mi fa uno spettacolo privato e l’altro si rifà il trucco. Devono andare a lavorare perchè devono raggiungere l’Amoure in Grecia e si devono fare un pò di soldi per il viaggio in treghetto anche se loro tenteranno di salire con dei camionisti così pagano meno. Ci salutiamo sempre e tutto in un misto di francese e inglese e spesso a gesti. I miei OSPITI
 
 
P.S. hanno apprezzato molto Gianmaria Testa 🙂