Prontuario per il brindisi di capodanno….

Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale, cucina, albergo, radio, fonderia, in mare, su un aereo, in autostrada, a chi scavalca questa notte senza un saluto, bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta, a chi fa una promessa, a chi l’ha mantenuta, a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando, a chi non è invitato in nessun posto, allo straniero che impara l’italiano, a chi studia la musica, a chi sa ballare il tango, a chi si è alzato per cedere il posto, a chi non si può alzare, a chi arrossisce, a chi legge Dickens, a chi piange al cinema, a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio, a chi ha perduto tutto e ricomincia, all’astemio che fa uno sforzo di condivisione, a chi è nessuno per la persona amata, a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà eroe, a chi scorda l’offesa, a chi sorride in fotografia, a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo, a chi restituisce da quello che ha avuto, a chi capisce le barzellette, all’ultimo insulto che sia l’ultimo, ai pareggi, alle ics della schedina, a chi fa un passo avanti e così disfa la riga, a chi vuol farlo e poi non ce la fa, infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera e tra questi non ha trovato il suo.

Erri De Luca

Barbara Schiavulli

La strada che porta da Islamabad verso il kashmir è stata da poco asfaltata. Si procede veloce, non c’è traffico perché si paga. Si corre, di mattina presto quando la capitale è ancora avvolta nella nebbia, tra qualche ora tornerà la confusione di sempre, ma per il momento regna uno spettrale silenzio che non si addice ad una città dove la gente si ammucchia anche quando ha spazio intorno a se.

Scivola strada, le case si dirarano, l’orizzonte si fa ogni chilometro più lontano. Camion colorati e decorati rallegrano la vista mentre le curve aumentano e le montagne si avvicinano. Intorno solo villaggi, case di fango, negozi aperti dove basta allungare la mano per afferrare qualcosa. Vecchi sorseggiano té, avvolti nei loro mantelli, guardano la pioggia che cade battente, scuotono la testa. Sembrano aspettare, forse che torni il sole, ma dicono che ci vorranno settimane, forse semplicemente che qualcosa accada, o che il tè al latte raffreddi un po’.

Dopo tre ore di salite e tornanti l’autista è stanco. Ci fermiamo in una specie di sala da tè. Quattro tavoli, qualche sedia, qualche altro viandante. E lo sguardo curioso di quella specie di cameriere che porta il té senza che nessuno gliel’abbia chiesto. E’ tutto un po’ sporco, bagnato, freddo. Guardo la tazzina, mi chiedo se la lavino, poi smetto di pensarci e sorseggio lasciando che il caldo mi entri dentro. L’autista dice che in un paio d’ore arriveremo. Vorrei andare in bagno, ma dubito che ce ne sia uno e anche se ci fosse, forse tutta questa voglia non l’avrei pensando a quello che potrei trovare.

Risalgo in macchina, diluvia. I tornanti sono sempre più stretti, la strada è scivolosa. Non ci sono protezioni, non ci sono guardrail, qualche barriera di tanto intanto. Incrocio le dita a ogni curva e confido nell’autista. Andiamo avanti, un manipolo di gente è ferma lungo il ciglio della strada. Sotto la pioggia. Nessuno usa l’ombrello in questo paese. Ci fermiamo, scendiamo, ci uniamo alla piccola folla che aumenta. Un bambino, vestito troppo leggere, ma che sembra non sentire freddo, cammina sul muretto e guarda in basso. C’è un camion rovesciato. Dentro un uomo morto. La testa schiacciata, penzola mezzo fuori dal parabrezza che non c’è più. Niente da fare. Questa terra lo ha inghiottito. Per fortuna non sa che un mucchio di gente lo sta guardando, in attesa che arrivi qualcuno a portalo via.

Risaliamo. Mi perdo nel paesaggio di una delle terre più turbolente e dimenticate. Trattengo il fiato per la bellezza. Non sono una che ama la montagna o il freddo. Tanto meno la neve. Ma quando si attraversa un quadro allora il resto sembra pesare meno. Attraversiamo gole, e dietro ad ogni curva si apre un mondo nuovo. Ci accompagna un fiume, sembra stia per esplodere dalla potenza dell’acqua che corre nella direzione opposta la nostra. Lei scende, noi saliamo. Intorno la foresta. Quel verde violento, quasi arrabbiato che si staglia contro di noi, mentre i tuoni e i lampi fanno tremare la macchina. Arriviamo nella capitale del Kashmir, una città che sembra un grande villaggio, dove tutti sembrano conoscersi e dove gli stranieri si notano subito. Facciamo un giro, delle interviste, il mio traduttore taurino, si è dato da fare. Non ho il permesso per stare lì, ma ci proviamo. Parliamo, cerchiamo, incontriamo, mentre cerchiamo anche un tetto per la notte.

Dopo un po’ ci avvisano che la polizia sta facendo domande su di noi e ripercorrono le tappe e vanno nei posti dove siamo stati nel giro di poche ore. Poco importa, andiamo avanti. Cerchiamo la nostra storia, che parlerà di loro, circondati da queste montagne…

L’amore ai tempi dell’aviaria con Emanuela Grimalda (1 pUNTATA) STORYVILLE del 1.12.2008

Dal lunedì al venerdì dalle 16:00 alle 16:30

 

e-mail: storyville@rai.it

Regia e collaborazione di Francesco Mandica e Francesca Zammarelli. A cura di Paola Tagliolini. In onda dal lunedi’ al venerdi’ dalle 16.00 alle 16.30 all’interno di "Fahrenheit", "Storyville" e’ l’appuntamento del pomeriggio di Radio3 con le storie di musica e di musicisti affidate alla penna e alla voce di giovani scrittrici e scrittori italiani, attraverso narrazioni fortemente pervase da riferimenti musicali.

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