BENGASI di Barbara Schiavulli

– Una ritirata rapida, qualcuno l’ha definita strategica, per lo più è drammatica: nel giro di 24 ore i ribelli hanno perso di nuovo quei duecento chilometri di terra con due città petrolifere, che avevano conquistato con l’aiuto dei raid aerei della Nato, solo domenica scorsa. I lealisti di Gheddafi arraffata la piccola Ben Jawad e le petrolifere Ras Lanuf e Brega puntano di nuovo verso la città di Ajdabya che solo qualche giorno fa era uscita da una decina di giorni di assedio. Gli aerei della coalizione hanno aspettato il pomeriggio quando ormai il più era perso, per intervenire, sganciando bombe sulla strada prima tra Ben Jawad e Ras Lanuf, senza fermare l’avanzata, e poi tra Ras Lanuf e Ajdabya (160 km da Bengasi) dove si sono fermati per ora i ribelli.

In massa sono fuggiti, centinaia di pick up con le mitragliatrici o con generi per il rifornimento, hanno retrocesso ad est di Brega senza che nessuno gli ordinasse nulla, anche perché non sembra esserci un vero e proprio comando militare dei ribelli. I ragazzi hanno visto i carro armati arrivare e sono semplicemente scappati.

“Quello che ci rende orgogliosi di questa rivoluzione è che è fatta dalla gente, che è stata spontanea”, ci assicura Mushafa Gheriani, uno dei portavoce del governo provvisorio che ieri mattina ha ricevuto il nuovo ambasciatore francese a Bengasi che ha presentato le sue credenziali. Ma una rivolta spontanea quando diventa armata non dovrebbe essere improvvisata o per lo meno lasciata agli eventi: “Stiamo andando a Ajdabiya”, dice il ribelle Mohammad Al Abreigi, “ci riuniremo tutti lì e poi cercheremo di tornare verso Brega”. Ad Ajdabiya, 120 mila abitanti, non ci sono segni di raggruppamento, né di un barlume di posizionamento difensivo, perché nessuno sa come farlo.

“Non sappiamo cosa sta accadendo, forse i gheddafiani arrivano anche da sud, dal deserto”. Come in altre città, gli uomini del rais potrebbero circondarli almeno da due lati e bloccarli nella cittadina che ha una posizione strategica, è lo snodo che porta da una parte a Bengasi, roccaforte dei ribelli e a Tobrouk, terza città del petrolio non lontana dal confine egiziano.

Ribelli in fuga e residenti spaventati: non appena si è sparsa la notizia del ripiegamento, è scattato il panico fra le famiglie che erano tornate a casa nelle varie cittadine dopo essere già fuggite. In un attimo la strada costiera di solito cavalcata dai mezzi armati dei ribelli e affiancata da decine di carro armati distrutti dai raid della coalizione è stata stipata di macchine cariche di valigie con tutto quello che una famiglia poteva portarsi dietro.

“Gheddafi ha missili che possono fare anche 40 km, se li avessimo anche noi, potremmo liberare la Libia in un giorno”, aggiunge Ezedin Saleh, un altro ribelle. “Noi abbiamo solo Kalashnikov e rpg (razzi), queste sono le nostre armi”. Infinite le richieste dei ribelli per essere meglio equipaggiati, anche se però qualcuno dovrebbe anche spiegare come usarle certe armi, ma chiedono anche più bombardamenti aerei. Ma uno dei problemi e delle sfide di questo esercito molto irregolare è cercare di rendere disciplinati questi combattenti. Pochi hanno avuto un addestramento militare, hanno un grande entusiasmo e sono pronti ad andare sulla linea del fuoco per poi fuggire quando arrivano le cannonate dall’altra parte. Vero anche che il tipo di armi che hanno non è in grado di fermare a lungo l’avanzata di una milizia con armi e mezzi pesanti come quelli che possiede Gheddafi.

“Dove sono i francesi?”, dice un ribelle che non fa in tempo a finire che un boato fa tremare la terra. I francesi sono arrivati e bucano il cielo nuvolo dell’est della Libia, ma gli attacchi aerei non sembrano arrestare l’avanzata dei lealisti.

 


 

ci si abitua alla straordinarietà…e si santifica tutto!

sul federalismo si astengono in commissione e in aula grazie alle assenze passa la posizione del governo sull'Intervento in Libia.ma...il PD e l'opposizione parlamentare ( IDV e C.) che fa' salva l'Italia secondo Bersani e non li vedremo neanche in piazza Sabato e il 2 Aprile.mEDITATEgENTEmEDITATE peché chi non è dentro la "globalizzazione" e non accetta l'economia del mercato capitalistico è un inresponsabile e idealista. E IO LO SONO STATO SEMPRE

cODARDO

SONO UN CODARDO
avrei voluto urlare che IL SINDACO ERA UN IPOCRITA perchè sta con chi vuole dividere l’italia.
avrei voluto urlare che QUELLA BANDIERA non si può esporre e le istituzioni dovrebbaro garantire la costituzione.
avrei voluto urlare che NON SI CHIUDE LA MANUFESTAZIONE CON LA MARCE REALE e senza Mameli (dopo la banda mentre andava via l’ha eseguito)
mi sarei avvolto al tricolore ma…SONO UN CODARDO e perciò la sinistra perde perchè abbiamo lasciato che l’ipocrisia della destra VINCA.
WL’ITALIA ma…NON QUESTA

Italia Radio la radio del P.C.I.

ITALIA RADIO

ITALIA RADIO NETWORK

L’emittente nasce a Roma nel 1988, trasmette da piazza del Gesù, nel 1990 vengono rilevate altre emittenti fra le quali, ad esempio, a Milano, Radio Regione 91, e così Italia Radio (questo il suo primo nome) diventa Italia Radio Network coprendo l’intero territorio nazionale. Voluta da una parte del gruppo dirigente del Pci, in particolare da Walter Veltroni, fu subito la radio del partito. Il primo direttore fu Giuseppe Caldarola, allora condirettore di RINASCITA e in seguito direttore de L’UNITA’ e senatore dei Ds, vice-direttore dell’emittente era Romeo Ripanti, animatore fino al 1981 di Radio Blue. Caldarola e Ripanti rappresentano un mix di giornalismo politico di area Pci e di ricerca musicale che caratterizza la prima Italia Radio. Priva di raccolta pubblicitaria, la radio dipendeva direttamente e completamente dal partito. Dal gennaio 1993 la direzione viene assunta da Carmine Fotia. Con la sua gestione entra in crisi il rapporto di osmosi e dipendenza tra la radio e il partito, anche a causa della più generale crisi dell’editoria di area Pci che coinvolse nel corso degli anni L’ORA di Palermo, PAESE SERA e infine L’UNITA’ e condusse il partito alla decisione di dimettere lentamente le attività editoriali. La candidatura di Fotia, avanzata da IL MANIFESTO proprio per stimolare un’acquisizione di autonomia da parte della radio, segnò un punto di svolta nella storia dell’emittente, che da quel momento perseguì un orientamento aperto all’intero schieramento dell’intero centro-sinistra ed accentuò le caratteristiche di radio d’informazione. La trasmissione più seguita era FILO DIRETTO, microfono aperto incentrato su temi politici e di attualità che negli anni di Tangentopoli divennero frutto di riferimento, di riflessione e di sfogo dell’intero popolo di sinistra. La radio non riceveva import dal partito, che da parte sua tollerava a fatica l’autonomia del progetto editoriale. Storico il FILO DIRETTO seguito all’arresto di Primo Greganti, il “compagno G”, con la telefonata di Massimo D’Alema, che, in risposta alle chiamate di cui l’emittente era stata subissata, dichiarò: “Compagni, non abbiamo niente di cui vergognarci”.  Un’altra trasmissione storica il cui formato ha fatto scuola fu VENGO DOPO IL TG, uno spazio di commenti ai telegiornali affidati a vari ospiti. Da questo formato sarebbero nate numerose trasmissioni che utilizzavano i titoli dei tg della sera per commentare i principali di fatti di attualità. Esordisce a Italia Radio con uno spazio dedicato ai ragazzi Pierluigi Diaco. Tra il 1993 e il 1994 si consumò la rottura fra l’emittente e il partito, fino alla decisione di cedere Italia Radio a una cooperativa di giornalisti capitanata da Fotia, fondata nel 1995 e chiamata “23 maggio”.  Anche se nel frattempo il partito, divenuto nel frattempo Pds, aveva venduto una parte significativa di frequenze, la radio venne comunque ceduta alla cooperativa, in cambio alla rinuncia delle spettanze da parte della redazione (ma non tutti accettarono). Dopo alcune defezioni in questa fase la produzione venne realizzata da un gruppo ristretto di persone mentre la gestione fu affidata a Umberto Bosso, che proveniva dalla Lega delle Cooperative.  Hanno trasmesso dai microfoni di Italia Radio: Sergio Coferrati, Massimo Bini, Piero Pugliese, Daniele Bianchissi, Corrado Augias, Paolo Crepet, Giovanni Gagliardi, Stefania Ferretti, Fulvio Abbate. Nel 1996 Fotia passò a Telemontecarlo e la direzione fu assunto da Romeo Ripanti. In questa fase entrò nella cooperativa Amato Mattia, amministratore delegato de L’UNITA’, poi editore in proprio, che contava un progetto di sinergia con il quotidiano, ma che in seguito fu bloccato a causa della crisi della testata. Dopo l’abbandono di Mattia per problemi personali (nel frattempo la sede era stata trasferita in via Tomacelli, nel 1998 l’emittente è stata acquistata dal gruppo L’Espresso, per essere poi trasformata nella radio musicale  M20.

 

fonte:http://www.storiaradiotv.it/ITALIA%20RADIO.htm