tipico profilo di donna di destra

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Sesso Donna

L’Intifada in Valle di Susa continua di Dino Greco

La copertura politico-mediatica della menzogna è quasi totale. Dal governo all’opposizione (parlamentare, s’intende) viaggia veloce un messaggio univoco: in Valle di Susa è andata in scena una guerriglia indecente, scatenata dai black bloc, resuscitati alla bisogna per accreditare nell’immaginario collettivo, nella realtà virtuale frutto della manipolazione, l’idea di una protesta selvaggia, refrattaria ad ogni regola e legittimità democratica e, per giunta, retriva e antimoderna. I valligiani che da anni resistono e argomentano, argomentano e resistono, ignorati e vilipesi, sono spacciati per ottusi montanari, privi di visione politica, comunità chiusa in se stessa, refrattaria a considerare l’interesse generale che la Tav rappresenterebbe. Questo (pre)giudizio liquidatorio, con qualche differenza di accenti, accomuna quasi tutti i commentatori, ripiegati sul medesimo refrain, con un delta che va dall’esplicita accusa di connivenza della comunità valsusina con i violenti «non infiltrati, ma invitati», alla più tradizionale e prefabbricata tesi dei provocatori estranei venuti lì ad intorbidire le acque. Ogni tessera del mosaico concorre a formare l’ordito di una trama a tinta unita: la polizia – dispiegata in forze con un contingente da missione afghana – che spara ad altezza d’uomo lacrimogeni (guardate sul sito di Liberazione le eloquenti immagini filmate da un nostro inviato) ed usa gas vietati, diventa per la vulgata giornalistica la risposta «misurata e professionale» di forze dell’ordine chiamate a difendere lo Stato e la democrazia dal sopruso di pochi sciagurati; l’imponente manifestazione aperta da 21 sindaci – la più grande di sempre – è totalmente oscurata: solo poche e sfuggenti immagini tv per non documentarne le proporzioni. Il resto è colonizzato dalla guerriglia. E dai commenti, spettacolarmente bipartisan, che si rincorrono nella gara alla condanna più risoluta e senza appello dei No-Tav. Fassino firma una nota congiunta con Cota, l’indecente commissario di governo Virano straparla di «perdita di autorità morale del movimento», Bersani si allinea, persino Napolitano (per favore, si informi meglio Presidente) aggiunge la sua censura. Parlano, come un sol uomo, tutti i segretari di partito, non ce n’è uno che usi la virtù della prudenza. Nessuno di loro – tranne Paolo Ferrero che manifesta con i No-Tav – è presente in Valle. Ma tutti – tranne Paolo Ferrero – vengono ripetutamente interpellati.

Si prova persino ad alzare un polverone su una frase di Beppe Grillo, eletto a re dei guastatori. Il coro ipocrita ingrossa, travolge tutto, come un fiume in piena e riesce a travolgere (purtroppo) anche opinionisti generalmente attenti. Così, gli attori più beceri e in malafede si sentono autorizzati ad affondare i colpi: il ministro degli Interni Maroni, manco fosse un pubblico ministero, invoca l’incriminazione dei manifestanti con l’accusa di tentato omicidio.

Nessuno, invece, parla più della Tav. Nessuno vuole ricordare che si tratta di un’opera dall’impatto devastante, che sbanca l’equilibrio idrogeologico di quel territorio: si chiudono disinvoltamente gli occhi sul fatto che per quindici anni continuerà l’estrazione dalle gallerie escavate di milioni di metri cubi di terreno ove è presente anche amianto. Nessuno, soprattutto, si cura di rispondere ad una contestazione che si riferisce proprio all’interesse generale, e cioè che la Tav è un’opera inutile, oltre che dannosa, essendo la linea del Frejus utilizzata solo per il 35%. Nessuno pare sfiorato dal dubbio che gli impieghi finanziari necessari per sostenere la costruzione prima e la manutenzione poi della Tav rappresentino uno spreco enorme e che altre dovrebbero essere le priorità di un governo che in questi giorni sta varando una manovra economico-finanziaria micidiale, tutta sulle spalle della povera gente e dei piccoli risparmiatori. Si trova in giro anche chi, al corto di più solidi argomenti, prova a spiegare che, in ogni caso, la Tav produrrebbe occupazione e crescita del Pil in sofferenza. Certo, anche scavare buche e poi riempirle genera Pil. Peccato che esistano impieghi ben diversamente necessari, economicamente e socialmente, come la ristrutturazione e la bonifica di una rete ferroviaria che fa acqua da tutte le parti e che costringe tanti pendolari a viaggiare quotidianamente dentro tradotte simili a carri bestiame. Ma tutto fa brodo se si tratta – come si tratta – di difendere il colossale affare che remunera i rapaci beneficiari degli appalti.
Ci si convinca che in Valle di Susa il bene comune lo stanno difendendo, con le unghie e con i denti, per conto di tutti, proprio i valligiani. Gente tosta, si è detto, non avvezza a farsi sopraffare, soprattutto perché sa di avere dalla propria ottime ragioni.
Non si facciano illusioni, politicanti, faccendieri, speculatori senza scrupoli: l’intifada da quelle parti continuerà.

Da uomo a uomo

video realizzato in occasione della manifestazione nazionale di Maschile
plurale del 21 novembre 2009 a Roma in Piazza Farnese per la Giornata
internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. In
collaborazione con la Provincia di Roma.
Contenuti extra: Piazza Farnese / Intervista a Isoke Aikpitanyi / Intervento
di Ettore Ciano.

Contro la violenza maschile sulle donne. Che cosa e come dirlo

³Perché gli uomini, nati dal corpo delle donne, si accaniscono sul corpo
delle donne? Perché amore e violenza sono intimamente intrecciati?² queste
le domande poste da Lea Melandri, intervenuta al dibattito promosso da
Maschile Plurale presso la Provincia di Roma.
Uomini che si mettono in discussione, uomini che hanno deciso di
intraprendere un percorso di conoscenza e autocoscienza che ricorda molto il
partire da sé di certo femminismo; uomini che con i femminismi cercano di
dialogare, che cercano di dialogare con altri uomini. I loro volti, le loro
parole, la loro concretezza, i loro sentimenti, il tentativo di far emergere
identità plurali e plurali modelli di virilità, appaiono nel video ³Da uomo
a uomo² realizzato da Michele Citoni e proiettato in anteprima nazionale per
questa occasione.
³La pulsione aggressiva è legata alla costruzione delle relazioni² – ha
detto Lea Meandri, commentando che ³occorre saper vedere l¹aspetto di
normalità, di familiarità della violenza. Il fatto che di fronte a una
violenza i mass media tendano a etnicizzare la questione oppure a definirla
come patologia devia dal vero. Anche questi sono problemi sollevati dal
femminismo. Sì, ci inquieta la ‘normale confusione tra amore e violenza’,
eppure questa confusione esiste, ed è legata al fatto che le donne hanno
esercitato una sorta di potere sostitutivo, come ad esempio quello enorme
delle madri sui figli, oppure il potere di rendersi indispensabili
all’altro. Dobbiamo interrogare i rapporti familiari e di coppia, anche se è
vero che è stato il maschio a dividere il privato e il pubblico. Ma nuovo
potere vuol dire anche nuova libertà. Queste sono Parole che ci riguardano,
ed è importante anche per gli uomini, per capire come si è costituita la
virilità, come definire il desiderio maschile, quanto persino di alienante
c¹è in esso, ad esempio nell¹espressione del controllo sul corpo dell’altro.
Un altro aspetto da indagare a fondo è quello del lavoro di cura che
tradizionalmente si pensa di esclusivo appannaggio delle donne, e ora
addirittura si è esteso alla vita pubblica. Le donne dovrebbero assolvere
questa eterna e onnicomprensiva funzione di sostegno, per Œsalvare la
patria¹, pur quando questa sia costruita a misura maschileŠ².

Nel corso dell¹incontro Elisa Giomi dell¹Università di Siena ha presentato i
risultati della ricerca ³La violenza maschile sulle donne nei telegiornali²,
dalla quale emergono inquietanti manipolazioni e incompletezze delle
informazioni su assassini noti e meno noti. In particolare, la ricerca
analizza gli stereotipi di genere in casi di cronaca nera, sia per quanto
riguarda le vittime, sia gli autori. Particolari raccapriccianti e illazioni
da parte dei mass media, spesso smentiti dalle stesse indagini, tendono a
spostare l¹attenzione del pubblico dal fenomeno della violenza maschile
contro le donne alla nazionalità degli autori dei crimini oppure alle loro
appartenenze religiose.

Marco Deriu, dell¹Università di Parma, ha illustrato numerose campagne
contro la violenza maschile, evidenziandone punti di forza e debolezza; fra
le critiche mosse ad alcune di queste, l¹incapacità di trasmettere un
messaggio chiaro e, ancora peggio, il rafforzamento di stereotipi che
possono essere invece alla base delle violenze che queste pubblicità
dovrebbero condannare e prevenire.
Insomma, c¹è ancora molto da fare. Per questo l¹incontro promosso da
Maschile Plurale rappresenta una tappa culturale importante, alla quale
speriamo ne seguano altre.

* * * * *
Elisa Giomi conduce da diversi anni una ricerca sulla rappresentazione della
violenza contro le donne nei 6 principali tg italiani (3 rai e 3 mediaset)
prendendone in esame, tra le altre cose, i meccanismi narrativi.

Marco Deriu porta avanti una ricerca su campagne contro la violenza maschile
individuando figure ricorrenti, ipotesi implicite ed esplicite sottostanti
ai messaggi veicolati e ai destinatari.

L¹Associazione Maschile Plurale
È un luogo di confronto fra uomini di diversa provenienza politica e di
diverso orientamento sessuale sulle relazioni, sul potere e sul desiderio.
Promuove esperienze e iniziative su modi nuovi di interpretare ed esprimere
la maschilità.

* * * * *
L¹incontro, al quale ha partecipato anche la Presidente della Commissione
delle Elette della Provincia di Roma, Roberta Agostini, è stato moderato da
Stefano Ciccone, dell¹Associazione Maschile Plurale.

Elena Ribet (25 febbraio 2010)